87 anni si è spento il fondatore della “nuova cucina italiana”, colui che secondo molti è stato e sempre sarà lo chef italiano più noto nel mondo, colui che più di tutti ha contribuito allo sviluppo della nostra cucina.Gualtiero Marchesi è considerato l’artista dei fornelli che è stato in grado di trasformare Milano in un laboratorio di cultura culinaria, oltre che in un’accademia di formazione per un’intera generazione di nuovi chef: da Carlo Cracco a Davide Oldani, da Lucia Pavin a Daniel Canzian, passando poi per Andrea Berton e Ernst Knam. Proprio con la città di Milano Gualtiero ha sempre avuto un fortissimo legame; viaggiò a lungo, ma alla sua casa fu sempre profondamente affezionato.
“Milano gli deve moltissimo. Salutiamo con profonda commozione Gualtiero Marchesi, maestro della cucina e padre della cultura gastronomica italiana. Una lunga carriera e la voglia di non mollare mai” ha commentato il sindaco della città meneghina, Beppe Sala.

Gualtiero Marchesi è famoso per la sua volontà di insegnare ai tanti giovani chef che sono passati dai suoi ristoranti. Lo aveva fatto alla metà degli Anni Ottanta, in via Bonvesin de la Riva, con il suo primo ristorante in zona Navigli, vetrina di una cucina che in Italia per la prima volta riusciva a strappare alla francese Michelin le ambitissime 3 stelle Michelin nel 1986. Proprio queste stelle, nel 2008, Marchesi le restituì, contestando il sistema di attribuzione dei punteggi della Michelin e il sistema di votazione della guida, affermando di voler ricevere commenti, non punteggi.
Lo chef, qualche mese più tardi, commentò così: “Ciò che più m’indigna è che noi italiani siamo ancora così ingenui da affidare i successi dei nostri ristoranti — nonostante i passi da gigante che il settore ha fatto — a una guida francese. Che, lo scorso anno, come se niente fosse, ha riconosciuto il massimo punteggio a soli 5 ristoranti italiani, a fronte di 26 francesi. Se non è scandalo questo, che cos’è? Quando, in giugno, polemizzai con la Michelin lo feci per dare un esempio; per mettere in guardia i giovani, affinché capiscano che la passione per la cucina non può essere subordinata ai voti. So per certo, invece, che molti di loro si sacrificano e lavorano astrattamente per avere una stella. Non è né sano, né giusto”.

Nel 2006 lo chef è stato il fondatore di ALMA, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana di cui è stato rettore fino a settembre 2017, quando è entrato nella Presidenza del Comitato Scientifico e si è concentrato su un progetto molto ambizioso: aprire una casa di riposo per chef.
“Questa cosa dell’ospizio per cuochi mi ha sempre affascinato – disse – tanto da averci meditato: una casa di riposo per chef non basta, ce ne vogliono tre”.

Fonte: Ristorazione Italiana Magazine

walter ferretto ristorante stellato astiristorante stellato asti

Questo sito usa cookies per migliorare la tua esperienza.

Cookie Policies

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi