L’aragosta è un crostaceo estremamente pregiato. Fin dall’antichità, l’aragosta è stata pescata e destinata al consumo dal ceto medio-alto anche se, in alcuni periodi storici, le sono stati attribuiti significati anche negativi. Tuttavia, ad oggi l’aragosta rappresenta il prodotto della pesca più ambito tra tutti e, com’è deducibile, ciò ne ha determinato un prelievo intensivo.

L’acquisto dell’aragosta richiede tutti gli accorgimenti specifici degli altri crostacei; in virtù della deperibilità precoce, anche l’aragosta necessita un consumo a ridosso della sua morte, dopo la quale si avvia un velocissimo processo di liberazione di gruppi azotati (percepibile con un più o meno intenso aroma di ammoniaca). Ciò significa che, per mangiare una buona aragosta, questa dovrebbe essere acquistata “viva” anche se (ricordiamo ancora una volta) non esiste alcun obbligo di cuocerla viva; è pur logico che, nel caso la si voglia preparare bollita, sopprimerla con l’utilizzo di un coltello significa comprometterne il contenuto di liquidi fisiologici racchiusi della testa (ricchi di sapore).

L’aragosta ha una notevolissima quantità di scarto e la parte edibile è limitata a meno di 1/3 del totale, ma si presta a tutte le preparazioni. Però, in virtù del sapore delicato e caratteristico, è consigliabile consumarla cruda, bollita o meglio al vapore. Altri metodi di cottura comprometterebbero notevolmente le caratteristiche organolettiche e gustative del prodotto.

L’aragosta è ricca di proteine ad alto valore biologico, è povera di lipidi (la maggior parte dei quali sono grassi polinsaturi o grassi buoni) e contiene tracce di zuccheri; l’aragosta è un alimento proteico assolutamente ipocalorico e si presta anche a regimi alimentari dimagranti. Per contro, a causa del relativo contenuto di colesterolo, rappresenta un alimento poco consigliabile alla dieta contro l’ipercolesterolemia.

Allegato, all’articolo, un video dello chef Walter Ferretto alle prese con una pregiata aragosta dell’Oceano Indiano, durante la sua visita al prestigioso resort Cheval Blanc di Randheli, situato sull’atollo di Noonu, nel nordovest dell’arcipelago delle Maldive.

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