Gli italiani amano mangiare bene, e apprezzano molto il piacere di consumare un buon pranzo o cena fuori casa. Nonostante la crisi economica, che ha modificato abitudini e consumi, l’aspetto culinario riveste ancora una grande rilevanza nel nostro Paese. Un’indagine svolta dall’Istat su questo argomento ha rilevato che il 42,1% degli italiani con un’età compresa tra i 35 e i 44 anni frequenta abitualmente ristoranti, mense, trattorie o bar. Per chi va al ristorante la qualità è fondamentale ed è un requisito che va di pari passo con il servizio, che deve essere in grado di soddisfare il cliente in maniera pressoché impeccabile.

I locali sono tenuti al rispetto di una serie di regole ben precise, e per chi le trasgredisce sono previste multe molto salate, che possono prevedere perfino la sospensione della licenza. Una legge un po’ datata, risalente al 1940, stabilisce che il ristoratore ha l’obbligo di esporre il menu con le singole portate ed i relativi prezzi. Il mancato rispetto di questa norma comporta una multa di 308 euro. Quando la presentazione dei “piatti del giorno” viene fatta a voce dai camerieri, si può chiedere il menu e controllarne i prezzi. Insieme al conto è indispensabile ricevere anche la ricevuta fiscale, che va sempre verificata e conservata, poiché serve in caso di eventuali contestazioni.

Una legge del 2006 stabilisce invece il divieto di esporre oliere o contenitori anonimi sul tavolo del ristorante, e la multa per chi trasgredisce va da mille a tremila euro. Tale normativa mira a prevenire frodi nel commercio dell’olio di oliva e assicurare un’informazione corretta e trasparente al consumatore. L’olio di oliva deve essere quindi contenuto in oliere e bottiglie in cui siano riportati i dati dello stesso, con relativa etichetta. Questo impedisce l’uso di prodotti deteriorati o contraffatti. Anche l’acqua va servita nella sua confezione originale e deve essere sempre aperta davanti al cliente.

Naturalmente questi può chiedere di avere acqua del rubinetto, e se l’acqua potabile viene trattata con impianti di filtratura è bene che si sappia che ha un diverso valore in termini di costo. Un ristorante può preparare piatti con cibi surgelati, ma è necessario dichiararlo in maniera esplicita nel menu. La violazione di questo obbligo è molto grave, e per la Cassazione è considerato un vero e proprio reato. Una direttiva comunitaria ha invece stabilito il divieto di utilizzare le zuccheriere con il cucchiaino al banco del bar o sui tavoli del ristorante. La sanzione prevista va da duemila a seimila euro. Il costo del “coperto” va riportato all’interno del menù, in modo che il cliente sia in grado di valutare il costo dell’intero pasto. Nel Lazio, per esempio, una legge regionale ha abolito questa voce. Altra regola da non trasgredire è che non si può imporre una consumazione minima. Il cliente è libero di ordinare anche una sola portata.

Altra regola importante che riguarda l’igiene, è la sterilizzazione delle stoviglie tradizionali. Se ci si accorge che le stoviglie e le posate non sono pulite, fatelo notare al cameriere chiedendo che le sostituisca. La sala dedicata ai fumatori deve essere separata dal resto della sala, va segnalata in modo visibile e dotata di impianti di ventilazione. Attenzione poi alla carta dei vini. Il vino può incidere parecchio sul costo finale, quindi conviene controllare sulla lista il tipo di vino e il nome del produttore, per non rischiare di pagare di più del costo reale. Infine, per evitare di lasciare avanzi, molti locali permettono di impacchettare i cibi rimasti. Se in passato questo gesto era considerato poco elegante, oggi sta diventando molto diffuso e direi anche giusto.

Fonte: consumatore news

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